Ottobre 24, 2021

Giornata Missionaria Mondiale... in Thailandia

Carissimi

Mai come quest’anno il tema della giornata missionaria mondiale riflette la mia esperienza quotidiana: «Non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato» (At 4,20).

Quando sperimentiamo la presenza di Dio, nella nostra vita, quando scorgiamo la Sua azione nelle persone che ci stanno intorno. la missione, l’annuncio, diventa cosa automatica ed inarrestabile.

Sono ormai più di vent’anni che vivo e lavoro in Thailandia. Banale a dirsi, ma i giovani che girano intorno alle mie parrocchie non erano ancora nati il 16 gennaio del 2000 quando sono arrivato qui (ne sono sorpreso anch’io a volte, ma il tempo passa!), eppure, se mi volto indietro, vedo che Dio ha costruito la mia missione, mi ha accompagnato e sempre mi aiuta a trovare il senso della mia vocazione.

Pensavo che avrei costruito chiese, magari anche qualche scuola, che avrei accompagnato tante persone a quel Dio nel quale credo e al quale ho affidato la mia vita, ma le cose sono andate in modo diverso. Si ho costruito il nostro Centro Missionario a Lomsak, ho dato una mano alla realizzazione della nostra casa di formazione, ho riparato delle chiese, ho accompagnato qualcuno al battesimo, ma tutte cose modeste, consone con ambiente in cui vivo, dove le comunità cristiane sono piccoeo, quasi invisibili.

L’esperienza che ha caratterizzato la mia missione è stata un’altra e la Thailandia mi ha aiutato a scoprirla. Negli anni che ho passato qui ho scoperto che la missione è un affare di Dio, Dio viene a visitarci e ci mostra per un attimo il suo mondo. Ma questo Dio è un Dio semplice, povero, limitato un Dio che non si vergogna di presentarsi con il volto di un “povero cristo” che è il missionario. E’ un Dio che racconta del suo mondo con le mie parole incerte e, a volte, nebulose, che si mostra con la mia fede sempre in bilico e traballante.

Ma se Dio si fida di me, mi dico sempre, chi sono io per non accettare il suo piano? Chi sono io per preoccuparmi della riuscita dei miei progetti? Mio compito è quello di fidarmi di lui, perché Lui si fida di me. E’ stato questo che ha cambiato il mio approccio alla missione. Dio mi ha chiamato, mi mandato in questo posto così estraneo, mi fa incontrare tanta gente diversa, mi fa sempre qualche sorpresa, così, per tenermi sveglio, e tutto questo è per me un grande regalo, per questo mi dico sempre: “sii contento di quello che hai ricevuto”. E’ proprio vero «Non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato» perché traspare dalla nostra vita e la vita del missionario è sempre un incontro con il suo Dio.

Molte persone con le quali lavoro sono povere, spesso non sanno ne’ leggere ne’ scrivere, sono persone semplici alle quali non servono grandi lezioni di teologia, quando vado a prenderle, prima della messa (visto che non hanno nemmeno i mezzi elementari di trasporto) cerco di mettere da parte ogni mia preoccupazione, li accolgo con semplicità e, possibilmente, con buon umore così, penso, anche loro possono sorridere e magari sentire che quel prete farang (straniero) vuol loro bene. Spesso al posto delle lezioni di catechismo (assolutamente da fare, ma che rischiano di dare una certa sonnolenza ai miei parrocchiani) organizzo una giornata di lavoro della comunità, cristiana e non, e insieme prendiamo zappa, coltelli, scope, decespugliatori e rimettiamo a nuovo la chiesa, poi un bel pranzo e alla fine della giornata l’atmosfera di solidarietà e di allegria è una grande lezione di vangelo.

A volte chiedo, a sorpresa, a qualche persona della comunita’ di servire la messa, di leggere le letture e, dopo un primo momento di sconcerto, quelle persone mi assecondano. Non tutto va come ci si aspetterebbe leggendo le rubriche liturgiche, ma una cosa cosi’ piccola puo’ cambiare la percezione di una persona. “Ho iniziato a dare una mano in parrocchia da quando mi hai chiesto di aiutarti, non pensavo di esserne capace, ma tu mi hai aiutato a vincere le mie paure e la mia diffidenza”, questo e’ un esempio di conversione, direi, e anch’io non credevo che una cosa cosi’ piccola potesse cambiare la percezione di una persona, ma quando Dio ci visita accadono davvero miracoli.

Per un periodo piuttosto lungo i miei superiori mi hanno chiesto di fare il “formatore” cioe’ il responsabile di un seminario e aiutare dei ragazzi nel loro cammino vocazionale. Mi sono sempre sentito a disagio in questa veste perche’ credo che nessuno si possa intromettere nella relazione intima tra Dio e una persona, ma ho sempre detto a questi ragazzi che noi camminavamo insieme, per un periodo della nostra vita, con occhi e orecchie aperti per sentire cosa Lui aveva da dirci, cercando di intravvedere il suo piano. Cinque di questi ragazzi sono diventati preti, altri si sono sposati, alcuni sono ancora attenti alla voce di Dio, altri sono refrettari al Suo messaggio, ma tutti sono riconoscenti del periodo trascorso insieme.

Quando rientro in Italia qualcuno mi chiede (qui nessuno lo fa perché la dimensione religiosa della gente è ancora molto forte) perché mai noi missionari dovremmo andare a convertire gente che non ha mai sentito il bisogno di Dio. Mi si chiede perché dovremmo ancora credere ad un Dio muto e forse poco interessato alle nostre vicende umane.

Il Papa risponda, in parte, a queste domande quando dice: “Con Gesù abbiamo visto, ascoltato e toccato che le cose possono essere diverse”, la missione da’ spesso questa consapevolezza, aiuta a scorgere i piccolo cambiamenti del Regno. Il vangelo non cambia, d’improvviso, le grandi realtà della storia, in fondo, queste sono nelle nostre mani, ma trasforma, attraverso i piccolo eventi della vita quotidiana, il cuore di chi fa esperienza di Cristo, annunciato da un “missionario”, ogni genere di missionario, colui che porta un sorriso, una speranza, un attimo di buon umore, una visione fiduciosa sulla vita nonostante ogni avversità. Vale la pena di ricordare che non si può essere cristiani senza essere missionari, perché se non si è missionari, non si è nemmeno cristiani.

Lomsak 22 ottobre 2021

P. Domenico Rodighiero OMI

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