La primavera inoltrata chiama tutti ad uscire, a stare all’aperto in serena compagnia o attività e tale risveglio vorremmo segnasse il passo anche delle comunità parrocchiali e dell’interesse di ogni cristiano per la storia, non tanto quella dei libri ma quella che si svolge ogni giorno nelle diverse parti del mondo.
L’annuale Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni viene a ricordarci che è proprio questa la chiamata di ogni comunità e, in particolare, di ogni giovane: il Risorto ci chiama da dentro le pagine di tante relazioni e situazioni, anche impegnative, interpellando la nostra capacità di amare e di servire la vita per collaborare con lui nel “fare la storia”, come indicato da Papa Francesco al n. 116 dell’Enciclica Fratelli tutti.

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“In oriente abbiamo visto apparire la sua stella e siamo venuti qui per onorarlo” (Matteo 2, 2)

Questo versetto viene offerto a tutti noi cristiani appartenenti a varie Chiese, come spunto di meditazione per la celebrazione delle veglie in occasione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani di quest’anno. Un versetto che estende ed attualizza nel nostro presente la celebrazione della grande festa dell’Incarnazione della Seconda Persona della Santissima Trinità, che abbiamo festeggiato poco tempo fa. In questa Settimana, la Chiesa di Cristo invita i suoi figli a pregare per la così tanto desiderata, ma così lacerata nei secoli, unità visibile della Chiesa. Rivolge questo invito sempre inalterato nei momenti felici, nei momenti di guerra, di carestie, di malattie. Non lo rivolge riferendosi all’uomo, stressato da tante preoccupazioni e dalle tentazioni tramite le quali la nostra epoca cerca di distrarlo, rendendolo indifferente verso le questioni di fede, ma lo rivolge, perlopiù, alle conseguenze che queste distrazioni e tentazioni, in generale, portano, come la paura, l’angoscia, la mancanza di fiducia verso il prossimo, che potenzialmente rischia di diventare la causa della nostra sofferenza. L’umanità di oggi si richiude in se stessa, cerca di recidere i rapporti con il prossimo e vivere non soltanto in una separatezza fisica, ma in un isolamento spirituale, che fa crescere a dismisura la sua solitudine e la sua sofferenza psicofisica. Arenandosi nella loro solitudine esistenziale, gli uomini e le donne di oggi gridano a se stessi e si chiedono: ma che valore può avere la nostra preghiera davanti alle tante divisioni che strappano l’unica tunica di Cristo? Che valore può avere la preghiera di fronte al dominio della morte? Non si può rispondere a queste domande, se prima l’essere umano non accetta spiritualmente il grande evento della Visita Divina.

(Testo estrapolato dall'introduzione al libretto per l'animazione della settimana di preghiera 2022)

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Per il mese missionario papa Francesco ci ha inviato un bellissimo messaggio dove in un passaggio dice: "Nel contesto attuale c’è bisogno urgente di missionari di speranza che, unti dal Signore, siano capaci di ricordare profeticamente che nessuno si salva da solo. Come gli Apostoli e i primi cristiani, anche noi diciamo con tutte le nostre forze: «Non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato» (At 4,20)”. Sono parole forti e incisive che ci incoraggiano ad essere missionari di speranza, profeti di speranza. C'è bisogno di chi guardi al domani con occhi carichi di speranza che viene proprio dalla nostra fede e si nutre di carità. Ciascuno di noi è coinvolto nel raccontare ciò che ha "visto e ascoltato", ciò di cui ha fatto esperienza nella fede. Papa Francesco ci ricorda che nessuno è escluso da questo avvincente mandato missionario e profetico, anche chi è nel dubbio, nella sofferenza, in qualsiasi situazione, tutti sono necessari. C'è allora da ritornare a fare memoria di ciò che il Signore ha compiuto nella nostra vita, mi verrebbe da suggerire che c'è bisogno di raccontarci l'un altro dove e come il Signore è passato e continua a passare nella nostra vita, quali doni Egli ci abbia fatto e continui a farci nella quotidianità delle nostre giornate. Come sarebbe bello che tutte le nostre comunità risplendessero di questa luce di fraternità dove tutti possono trovare accoglienza senza sentirsi giudicati, dove l'annuncio del Regno di Dio si propaga fino agli estremi confini della terra. Quale sogno meraviglio Dio ha condiviso con noi perchè possiamo sollevarci dal torpore e camminare con gioia sulle strade del mondo.

Vi auguro allora di cuore un buon mese missionario. Possiate essere testimoni e profeti di speranza senza spaventarvi delle vostre debolezze e fallimenti, proprio li risplende più forte la grazia della misericordia del Padre. Annunciate a tutti la gioia di essere figli di Dio e fratelli e sorelle. Questa è la speranza che porta novità e vita ovunque. Pregate per la pace nel mondo e in particolare per l'Etiopia, purtroppo le cose si fanno sempre più complicate e la forte inflazione della moneta sta portando alla fame sempre più gente. Confidiamo che il Principe della pace, il Signore Risorto ci farà presto dono di una pace vera.

Fraternamente

don Stefano Ferraretto, missionario fidei donum in Ethiopia

“È da un anno che il don non è più fisicamente con noi, ma non c’è giorno che non ci venga a trovare: lo fa attraverso la sua foto che abbiamo proprio in corridoio, dove passano tutti mille volte al giorno, ma soprattutto ci viene a trovare attraverso le persone che lo hanno amato e che lui ha aiutato”. Anna Merlo è una delle operatrici di Porta Aperta, il servizio della Caritas diocesana di Como che funge da sportello di primo ascolto e orientamento per i senza dimora della città. Per lei, come per tutti quanti a Como sono impegnati al fianco delle persone più fragili, quella di don Roberto Malgesini, il sacerdote ucciso esattamente un anno fa, il 15 settembre scorso, da uno dei tanti fratelli che quotidianamente aiutava, è un’assenza-presenza che si fa sentire ogni giorno.

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